Archivio di etnografia

2/2024

Collana Archivio di Etnografia
ISBN 9791256091232

2025

pp. 180

Rivista del Dipartimento per l’Innovazione Umanistica, Scientifica e Sociale (DIUSS) dell’Università degli Studi della Basilicata.

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ISSN 1826-9125

CONTENUTI DEL N. 2/2024:

Il numero 2/2024 dell’«Archivio di Etnografia» propone in apertura un contributo di Jonathan Shannon sulle pratiche musicali e alimentari dei musicisti siriani migranti a Istanbul. L’autore, attraverso un’articolata etnografia pluriennale, evidenzia come tali pratiche costituiscano dispositivi sensoriali e politici di costruzione dell’appartenenza e di ridefinizione dei confini della cittadinanza nel Mediterraneo contemporaneo. Segue un saggio di Salima Cure Valdivieso e Héctor Andrés García Botero, dedicato alla presentazione della mostra Times of Healing quale spazio interpretativo per le cosmologie amazzoniche della malattia e della guarigione, mettendo in luce la natura relazionale e morale dei processi di equilibrio tra umani e non umani. La sezione “Etnografie” accoglie il contributo di Ciriaca Coretti e Carmen Montemurro sulle sacre rappresentazioni lucane analizzate come forme rituali e performative nelle quali le comunità rinnovano la propria memoria religiosa attraverso la drammaturgia devozionale della Passione. La sezione “Patrimoni” presenta un articolo di Nicolò Atzori centrato sui processi di patrimonializzazione in Sardegna centro-meridionale: in esso musei, ecomusei e botteghe artigiane sono indagati come nodi territoriali e sociali nei quali si articolano strategie locali di produzione di patrimonio e forme di intelligenza patrimoniale. A seguire il saggio di Katia Ballacchino, che prende in considerazione l’artigianato “effimero” dei Gigli di Nola, soffermandosi sulla dimensione tecnica, simbolica e relazionale delle macchine cerimoniali e sulle dinamiche comunitarie che ne sostengono la continuità. Chiude il fascicolo la sezione “Sequenze” con il contributo di Selina Caprino dedicato all’Infiorata di Poggio Moiano. La prospettiva dell’etnografia visiva di Ludovico Desideri consente di esplorare il rito come dispositivo estetico e comunitario fondato sulla trasformazione effimera dello spazio urbano, interrogando al contempo le tensioni tra devozione, creatività e patrimonializzazione.


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