Ibsen, poeta del diavolo tra Marx e Freud
di Roberto Alonge
Collana Duepunti, n. 99
ISBN 9791256091331
2026
pp. 360
«...qualche volta, dopo aver incrociato un dramma ibseniano, mi trovo a pensare che Henrik Ibsen sia l’autore più nero e più demoniaco che abbia mai incontrato» (Jon Fosse).
PROFILO DELL’OPERA
La definizione di Ibsen quale “poeta del diavolo” è del suo compatriota norvegese Jon Fosse, recente Premio Nobel per la Letteratura, dunque non sospetta. Basta peraltro scrutare uno qualunque dei 12 diabolici drammi per accertarne la bontà esegetica. Solness, figlio di contadini, sposa un’ereditiera di cui violenta le aspirazioni materne e sfrutta la ricchezza per diventare un grande costruttore edile, benché privo di studi da architetto. Abusa quindi di una bimba di 12-13 anni, Hilde, che ne resta non traumatizzata ma sedotta, tanto da andare a ricercarlo, dieci anni dopo, per strapparlo alla moglie. Ibsen ha tratti patriarcali e persino maschilisti, e in Hilde anticipa taluni accenti crudeli delle ninfette di Balthus e della Lolita di Nabokov, ma è anche lui (prima ancora di Pirandello e Čechov) un femminista a sua insaputa, per il quale il maschio è sempre peggio della femmina. È però il solo a muoversi tra Freud e Marx, dunque l’unico in grado di cogliere anche la violenza di classe del protagonista della società del capitale di fine Ottocento, sebbene affascinato dalle sue doti di lavoro energia dinamismo. Sembra esaltare la trasgressione ma sa che delitto chiama castigo, e punisce con la morte Solness e gli altri self-made men del suo teatro, tutti spiriti infernali, che commerciano con i demoni al servizio dei loro desideri. L’ambiguità è la cifra della sua scrittura, auto-tutela per chi vive dentro la civiltà vittoriana, torbida di pulsioni inconfessabili, ma repressa e ipocrita.
AUTORE
Roberto Alonge storico del teatro dell’Università di Torino, dove ha promosso la costituzione di un corso di laurea in DAMS, trasferitosi nell’ultimo anno di servizio nella vicina Facoltà di Lingue ha tenuto corsi – proseguiti per altri nove anni di quiescenza, con il titolo di professore a contratto – sul teatro di Ibsen, iniziato a studiare sin dagli ultimi anni Ottanta del secolo scorso, sotto l’influsso delle regie ibseniane di Massimo Castri: passione dunque di lunga durata di cui il presente volume è sintesi riveduta e corretta. Specialista anche di Goldoni e Pirandello, Alonge ha pubblicato più di 35 libri, oltre a un pamphlet intitolato Asini calzati e vestiti. Lo sfascio della scuola e dell’Università italiana dal ’68 a oggi (2005). Tutti i suoi ultimi volumi sono apparsi per le Edizioni di Pagina: Dacci oggi il nostro desiderio quotidiano (2021), Rinascimento torbido e malioso. Il teatro del Cinquecento (2024), Čechov, la sofferenza delle donne (2024).





