La sarta di Proust

Antropologia e confezioni

Collana Etnografie
ISBN 978-88-7470-068-4

di Eugenio Imbriani

Collana: Etnografie/Studi n. 4
2008
pp. XII-116
ISBN 9788874700684

Come il passato, la memoria, i patrimoni culturali vengono “confezionati” per essere consegnati a un pubblico di fruitori?

Profilo dell’opera

Questo libro non ha niente a che fare con la moda, malgrado il titolo possa trarre in inganno, ma si occupa – con lo studio di alcuni casi esplicativi (tra Africa, Sudamerica, una ben strana Patagonia italiana…) – dei meccanismi attraverso cui il passato, la memoria, la tradizione, le biografie, i patrimoni culturali vengono “confezionati”, costruiti e consegnati a un pubblico di fruitori. Esso cerca, altresì, di cogliere il ruolo che di volta in volta ricoprono politici e intellettuali (gli antropologi, in particolare) nella attivazione di processi del genere. Françoise, racconta Proust, assemblava le parti dei vestiti avendo procurato il filo, i bottoni, gli strumenti necessari, come fanno gli scrittori con le parole: la metafora aiuta a leggere, dietro nozioni e concetti acquisiti e diffusi (la continuità del tempo, per esempio, la permanenza delle tradizioni, l’elogio della vita contadina, le identità), gli interventi, i conflitti, le scelte, gli investimenti, le politiche culturali, l’esercizio della istituzionalizzazione.

Autore

Eugenio Imbriani insegna Antropologia culturale nell’Università del Salento. I suoi interessi e la sua attività di ricerca sono orientati allo studio del folklore, ai temi della cultura popolare, della scrittura etnografica, ai rapporti tra memoria e oblio nella produzione dei patrimoni culturali e dei discorsi sulle identità locali. Ha prodotto numerose pubblicazioni; tra le più importanti ricordiamo: La scrittura infinita. L’antropologia tra racconto e oblio (2002), Dimenticare. L’oblio come pratica culturale (2004), Danze di corteggiamento e di sfida nel mondo globalizzato (con Pietro Fumarola, 2006). Profilo dell’opera

Questo libro non ha niente a che fare con la moda, malgrado il titolo possa trarre in inganno, ma si occupa – con lo studio di alcuni casi esplicativi (tra Africa, Sudamerica, una ben strana Patagonia italiana…) – dei meccanismi attraverso cui il passato, la memoria, la tradizione, le biografie, i patrimoni culturali vengono “confezionati”, costruiti e consegnati a un pubblico di fruitori. Esso cerca, altresì, di cogliere il ruolo che di volta in volta ricoprono politici e intellettuali (gli antropologi, in particolare) nella attivazione di processi del genere. Françoise, racconta Proust, assemblava le parti dei vestiti avendo procurato il filo, i bottoni, gli strumenti necessari, come fanno gli scrittori con le parole: la metafora aiuta a leggere, dietro nozioni e concetti acquisiti e diffusi (la continuità del tempo, per esempio, la permanenza delle tradizioni, l’elogio della vita contadina, le identità), gli interventi, i conflitti, le scelte, gli investimenti, le politiche culturali, l’esercizio della istituzionalizzazione.

 

Autore

Eugenio Imbriani insegna Antropologia culturale nell’Università del Salento. I suoi interessi e la sua attività di ricerca sono orientati allo studio del folklore, ai temi della cultura popolare, della scrittura etnografica, ai rapporti tra memoria e oblio nella produzione dei patrimoni culturali e dei discorsi sulle identità locali. Ha prodotto numerose pubblicazioni; tra le più importanti ricordiamo: La scrittura infinita. L’antropologia tra racconto e oblio (2002), Dimenticare. L’oblio come pratica culturale (2004), Danze di corteggiamento e di sfida nel mondo globalizzato (con Pietro Fumarola, 2006).


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