Norme Redazionali



Abbiamo raccolto le seguenti Norme allo scopo di unificare i criteri di composizione delle nostre edizioni. Per agevolare il lavoro redazionale e tipografico, è opportuno che l’autore (o redattore o correttore) ne prenda conoscenza.

  • 1. ORDINAMENTO DEL TESTO

    I principali ‘tipi’ tipografici sono il tondo (libro), il corsivo (libro), il maiuscolo (LIBRO), il maiuscoletto (LIBRO). Tutti i testi sono composti normalmente in tondo.

    1.1. Corsivo - Tondo - MAIUSCOLETTO
    Vanno composti in corsivo:

    • le parole e i brevi periodi ai quali si vuole dare particolare rilievo. L’uso del corsivo in questo caso dovrà essere ridotto al minimo indispensabile;
    • i titoli di libri e di opere d’ogni genere (musicali, teatrali, d’arte figurativa, ecc.); l’articolo determinativo nel titolo va assimilato sintatticamente al contesto, quando è necessario;
      Il Trissino compose L’Italia liberata dai goti; nell’Italia liberata dai goti l’autore... (non: ne L’Italia)
    • i titoli di saggi di opere collettanee e gli articoli di riviste o testate giornalistiche;
    • le parole o brevi espressioni di lingua diversa da quella del testo, che seguiranno le flessioni proprie della lingua originale;
    • i termini cui segue la loro definizione o che evidenziano una classificazione, allo scopo di aiutare il lettore a individuarli nella pagina. Tali termini possono trovarsi all’inizio della riga o al suo interno.

    Vanno composti in tondo:
    • le parole in lingua straniera che, pur conservando ancora la forma grafica originaria, sono ormai assimilate all’italiano: come tali esse non seguono la flessione originaria e sono considerate invariabili. Qualsiasi parola straniera, che ricorra con particolare frequenza in un testo, potrà essere stampata in tondo, e diventerà invariabile; in un libro di psicologia sperimentale, ad esempio, andrà in tondo la parola ‘test’ e avrà come plurale ‘test’; in un libro di economia la parola ‘input’ o ‘output’, con il suo plurale ‘input’ o ‘output’, ecc.;
    • i nomi propri stranieri di associazioni, cariche pubbliche, istituzioni, ecc., che non hanno equivalente in italiano;
      Royal Society, Attorney General, British Museum, École Pratique des Hautes Études, ecc.
    • i nomi delle partizioni interne di un volume con iniziale maiuscola (Prefazione, Introduzione, Bibliografia, Parte, Appendice, Glossario, ecc.).

    Vanno composti in MAIUSCOLETTO:
    • le pagine romane di Introduzioni, Prefazioni, ecc. nelle citazioni bibliografiche;
      A. Manzoni, I Promessi sposi, Introduzione di L. Caretti, Laterza, Roma-Bari 1981, pp. XX-XXIII.
    • le citazioni di epigrafi, di iscrizioni o i testi lunghi laddove si usi il maiuscolo come evidenziazione;
    • nei testi drammatici, le battute da attribuire ai nomi dei personaggi che intervengono.

    1.2. Lettere maiuscole
    • Come norma generale, l’uso dell’iniziale maiuscola, a parte ovviamente i nomi propri e le parole che seguono un punto fermo, andrà limitato ai casi veramente necessari.
      Si fornisce una lista esemplificativa:
      a) soprannomi e pseudonimi: il Re Sole, il Beato Angelico;
      b) denominazioni antonomastiche: il Nuovo Mondo, la Grande Guerra;
      c) aggettivi sostantivati che indicano territori: il Bellunese, il Napoletano;
      d) nomi geografici costituiti da due sostantivi o da un sostantivo e un aggettivo in funzione di no- 3 mi propri: Terra del Fuoco, Oceano Pacifico, Australia Occidentale, Fiume Giallo, Monte Bianco, Lago Maggiore, America Latina, Stati Uniti, Nazioni Unite, Unione Sovietica, Regno Unito, Paesi Bassi, Medio Oriente;
      e) nomi di secoli, età, periodi storici: l’Ottocento, il Secolo dei Lumi, gli anni Venti, il Medioevo, il Rinascimento, la Controriforma;
      f) il primo termine delle denominazioni ufficiali di partiti, associazioni, enti, organismi istituzionali, ecc.: Democrazia cristiana, Confederazione generale italiana del lavoro, Azienda comunale elettricità ed acque, Corte dei conti;
      g) nomi dei periodi geologici e preistorici: il Giurassico, il Neolitico;
      h) titoli, cariche e gradi, quando facciano parte integrante del nome (Re Artù, il Presidente de Brosses) o quando abbiano una particolare connotazione di sacralità, autorevolezza, ecc. (il Gran Sacerdote);
      i) titoli stranieri: Sir John Franklin, Lord Palmerston, Lady Mary, Herr, Frau, Fräulein, Madame, Monsieur, Mademoiselle, Don;
      l) nomi di edifici e monumenti: la Casa Bianca, Palazzo Chigi, San Marco;
      m) nomi di popoli antichi o comunque non più esistenti come tali (i Romani, i Fenici, gli Avari, i Normanni), nonché i nomi di etnie non europee (i Sioux, i Gurkha, gli Zulu).
      N.B. Nelle citazioni bibliografiche di volumi, articoli o testate inglesi, le maiuscole andranno salvaguardate ove presenti.
    • Vi sono termini per i quali è consigliabile utilizzare la maiuscola o la minuscola a seconda dei diversi significati possibili. Alcuni esempi tra i più comuni:
      Stato (istituzione)-stato (contrapposto a moto)
      Chiesa (istituzione, comunità)-chiesa (edificio)
      San Paolo (chiesa, festa, ecc.)-san Paolo (persona)
      Nord (regione, preceduto da articolo)-nord (direzione, punto cardinale)
      Occidente (regione, preceduto da articolo)-occidente (direzione, punto cardinale)

    1.3. Gli accenti e gli apostrofi
    In generale, l’accento segnala solo la posizione dove esso cade nella pronuncia, e si preferisce usare l’accento grave (solo in funzione tonica): quindi non si distingue tra acuto e grave per segnalare l’apertura o chiusura delle vocali.
    • Le vocali a, i, o, u, se accentate in fine di parola, prendono l’accento grave (accadrà, così, più, però, gioventù).
    • La vocale e invece, sempre in fine di parola, vuole quasi sempre l’accento acuto (perché, poiché, trentatré, affinché, né, poté) tranne alcune eccezioni: è, cioè, caffè, tè, ahimè, ohimè, piè (ma anche pie’), diè (ma anche die’); da notare che gravi saranno pure gli accenti di tutte le parole di derivazione francese come: gilè, canapè, lacchè, bebè, bignè; inoltre nomi, come Giosuè, Mosè, Noè.
    • Nel corpo della parola si userà l’accento (tonico) quando ciò serva a evitare equivoci.
      ‘Dèi’ (divinità) per distinguerlo da ‘dei’ preposizione articolata; ‘princìpi’ per distinguerlo da ‘prìncipi’; ‘subìto’ per distinguerlo da ‘sùbito’, ecc.
    • Gli accenti sulle lettere maiuscole non devono mai essere quelli ad apostrofo, come nei giornali, quindi: È e non E’.
    • Nelle sequenze se stesso, se stante, se medesimo non si userà mai l’accento.
    • Gli aggettivi tale e quale dinanzi a vocale subiscono il troncamento e non vogliono l’apostrofo: un tal uomo, qual è, qual era, qual amico, qual audacia.

    1.4. I segni di interpunzione
    • I segni di interpunzione (. , : ; ! ?) e le parentesi che fanno seguito ad una o più parole in corsivo si compongono sempre in tondo, a meno che non siano parte integrante del brano in corsivo.
      M. Rusciano, Rapporto di lavoro «pubblico» e «privato»: verso regole comuni?, in «Lav. dir.», III, 1989, n. 3, pp. 371 sgg.
    • Gli esponenti di nota sono sempre seguiti dai segni di interpunzione, fatta eccezione per i punti interrogativo e esclamativo.
      N.B. A questa regola si può derogare nei testi interamente in lingua inglese, in cui predomina il criterio inverso: i segni di interpunzione precedono sempre gli esponenti di nota.
    • I periodi interi fra virgolette o fra parentesi avranno il punto fermo prima della parentesi di chiusura.
      In Italia il positivismo ha una strana storia. Esso è rappresentato da Roberto Ardigò (1828-1920) e dalla sua Psicologia come scienza positiva (1870), opera che rimane chiusa all’interno di un orizzonte prettamente gnoseologico e filosofico e che per la psicologia nascente è del tutto ininfluente. (L’Ardigò, tra l’altro, come professore di filosofia nei licei a Padova, fece venire dai laboratori di Wundt a Lipsia apparecchiature di ricerca per la psicologia sperimentale; non lasciò però contributi né continuatori o allievi.)
    • Con la barra obliqua si dividono l’uno dall’altro i versi di una citazione poetica, quando non siano distinti dal capoverso.
      Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ché la diritta via era smarrita.
      N.B. Il cambio di strofa è segnalato con il doppio slash (//).
    • Evitare l’uso consecutivo dei due punti all’interno di uno stesso periodo.

    1.5. Parentesi, rigati e trattini
    • Si usano normalmente le parentesi tonde.
    • Si usano le quadre nei seguenti casi:
      a) all’interno di una citazione per indicare un intervento da parte di una persona diversa dall’autore della citazione stessa;
      Se non pensiamo che tutte queste misure abbiano approdato [Lombroso allude alle esperienze straniere], esse giovarono almeno ad una cosa: ad arrestare il maggior incremento dell’ubriachezza che, senza quella, chi sa a quale grado sarebbe salito.
      b) per segnalare l’omissione di un brano. In questo caso, tra le parentesi quadre vanno inseriti tre puntini.
      La donna non era né vecchia né giovane [...], senza naso, aveva solo due orifizi, dai quali respirava [...], una schiena curva, straordinariamente curva, e di conseguenza un ventre sporgente in pari misura, sopra due gambe esili, smagrite.
      Attenzione a non confondere l’uso degli ‘omissis’ […] con i tre puntini di sospensione, che non vanno mai tra parentesi quadre.
      Volevo dire che… volevo fare un esempio, cioè prima col gesso noi avevamo messo tanti pezzettini di gesso... era tutto il gesso intero e ci ha messo tanto a bagnarsi... ad assorbire, invece quelli corti no.
    • I rigati (–) si usano per delimitare gli incisi o segnalare gli interventi didascalici nel discorso diretto, o per distinguere i punti-elenco.
    • I trattini congiuntivi (-) si usano tra due parole formanti un nome composto (sala-stampa, linea Torino-Roma). Non si usano con la preposizione latina ex (ex ammiraglio, ecc.). Vice, capo, anti, contro, ecc. fanno corpo unico con la parola che segue.

    1.6. Uso delle virgolette
    Le virgolette si distinguono in: virgolette basse (o caporali: « »), apici doppi (“ ”), apici singoli (‘ ’).
    • Vanno tra caporali: i capitoli interni o di altri volumi citati; le testate di giornali, riviste, collane e 4 5 in genere periodici di ogni tipo; le parole usate in un’accezione diversa dalla loro usuale, o con particolare coloritura.
    • Vanno tra doppi apici: le parole usate in un’accezione diversa dalla loro usuale, o con particolare coloritura, nel caso l’autore voglia distinguere tale funzione dalle brevi citazioni.
    • Vanno tra apici singoli: le intercitazioni (parole o frasi citate all’interno di citazioni tra caporali).
      N.B. Nei riportati, pur essendo citazioni, le intercitazioni vanno tra caporali.

    1.7. Citazioni
    • Le brevi citazioni (anche se in lingua diversa da quella del testo) che occupano fino a un massimo di quattro-cinque righe si compongono in tondo tra virgolette basse (cioè caporali: « »).
    • Per le citazioni che superino le quattro-cinque righe, o per quelle a cui si attribuisca una particolare rilevanza, nonché, in generale, per i brani poetici si userà il corpo minore, omettendo le virgolette di apertura e di chiusura. Il brano in corpo minore (‘riportato’) verrà sempre spaziato prima e dopo il testo; sarà a capoverso se la prima parola inizia con una lettera maiuscola, a vivo se con la minuscola o se la citazione si apre con i puntini di sospensione.

    1.8. Rinvii interni
    I rinvii interni a capitoli, paragrafi, pagine, note, figure, tabelle, ecc. saranno introdotti da ‘cfr. supra’ nel caso in cui si rimandi a un luogo che preceda, o da ‘cfr. infra’ nel caso in cui il luogo si trovi invece più avanti. Sarà cura dell’autore, del curatore o del traduttore evidenziare tutti i rinvii interni sulla stampata e, successivamente, in sede di correzione di prime bozze, darne l’esatta collocazione. È comunque preferibile, al fine di evitare errori nel corso delle fasi di lavorazione successive alla correzione delle prime bozze, non introdurre per quanto possibile rinvii a pagine specifiche, facendo piuttosto riferimento alla partizione interna del volume (capitolo, paragrafo, ecc., abbreviati: ‘cap.’, ‘par.’) in modo che il rimando non debba essere trasnumerato a ogni passaggio di bozze.

    1.9. Le date e i numeri
    • I numeri si scrivono in cifre arabe.
      Il 22 marzo 1963.
      Con quel nuovo fertilizzante la pianta arrivò a 1,71 m.
      Abito al numero 15 di via Sardegna.
      La pagina 144 non è stata fotocopiata.
      La città dove vivi ha 130.000 abitanti.

      Fanno eccezione le annate, i corpi d’armata, le flotte, le flotte aeree che si scrivono con cifre romane senza l’esponente.
      La V flotta americana.
      A seconda del contesto (e del buon senso) si preferirà scrivere
      Vinse tre medaglie.
      Lo attese per un anno intero.
      Ha un cugino dodicenne (mai 12enne!).
    • Il puntino va sempre messo alle migliaia (3.000; 12.000; 100.000), ad eccezione degli anni nelle date e del numero delle leggi.
      Nacque nel 1959.
      La legge 24 dicembre 1954, n. 1254 riguarda la scuola elementare.
    • Di norma, cercare di non seguire l’uso anglosassone del punto nei numeri decimali (0.9 - 1.3) e, specie se è in maggioranza all’interno del testo, uniformare al criterio italiano della virgola (0,9 - 1,3). Naturalmente, nei testi in lingua inglese conviene mantenere l’uso del punto.
    • Le cifre non si contraggono:
      a) nell’indicazione delle pagine;
      Pp. 15-16, 130-138, 1359-1360, 1199-2002.
      b) nelle date di nascita e morte.
      Charles Darwin (1809-1882).
      In tutti gli altri casi, non scrivere comunque mai
      1963-4, 1963-’64, 1963-964 bensì 1963-1964
      marzo ’63 bensì marzo 1963 22-3-1963 bensì
      22 marzo 1963
      ’800-’900 bensì Ottocento-Novecento
      20° secolo bensì XX secolo
      anni ’50 bensì anni Cinquanta

    1.10. La scrittura delle quantità misurate
    Le quantità misurate sono costituite da valori numerici accompagnati da unità di misura.
    • Nei testi di tipo tecnico e scientifico vengono sempre espresse in cifre; il valore numerico precede l’indicazione dell’unità di misura, cioè del suo simbolo.
    • Il valore numerico e il simbolo di unità si scrivono separati da uno spazio; il simbolo non è mai seguito dal punto di abbreviazione.
      2 m (non 2 metri né 2 m.)
      28 l (non 28 litri né 28 l.)
      49 cm
      12,6 kg
      18,1 0C
      120 dB

      Quando più valori numerici successivi si riferiscono alla stessa unità di misura, questa può essere espressa una sola volta, dopo l’ultimo valore.
      Il peso può variare da 2 a 5 kg.

    1.11. Uso delle d eufoniche
    Nelle congiunzioni e nelle preposizioni si farà uso della d eufonica quando la parola successiva inizia con la stessa vocale della congiunzione o della preposizione. Se nell’originale si fa un uso frequente delle d eufoniche tra vocali diverse, le d vanno lasciate. Si preferirà tuttavia scrivere ‘ad esempio’.

     

  • 2. SIGLE E ABBREVIAZIONI

     

    • Le denominazioni di partiti politici, enti, Organizzazioni varie si abbreviano nelle sigle d’uso,composte di seguito, senza interporre punti e in maiuscolo/minuscolo.
      Usa, Urss, Dc, Pci, Cee.
    • Si raccomanda di usare le seguenti abbreviazioni:
      anno a.
      articoli artt.
      articolo art.
      avanti Cristo a.C.
      capitoli capp.
      capitolo cap.
      carta c.
      citata/o cit.
      codice cod.
      codici codd.
      confronta cfr. (cf. nei testi in inglese e francese)
      dopo Cristo d.C.
      eccetera ecc. (preceduto da virgola o punto e virgola)
      edizione ed.
      edizioni edd.
      fascicolo fasc.
      figura fig.
      figure figg.
      foglio f.
      frammenti frr.
      frammento fr.
      ibidem ibid.
      Idem/Eadem Id. (Idd. al plurale)/Ead.
      manoscritti mss
      manoscritto ms
      nota dell’autore N.d.A.
      nota del curatore N.d.C.
      nota del redattore N.d.R.
      nota del traduttore N.d.T.
      numero n. (il plurale ‘numeri’ non si abbrevia)
      nuova serie n.s.
      pagina p.
      pagine pp.
      paragrafi parr.
      paragrafo par.
      pseudonimo pseud.
      recto (di foglio) r (senza punto, unito al numero)
      ristampa rist.
      scena sc.
      seguente sg.
      seguenti sgg.
      senza anno s.a.
      senza data s.d.
      senza editore s.e.
      senza indicazione di pagina s.i.p.
      senza luogo s.l.
      senza numero s.n.
      senza titolo s.tit.
      serie s.
      sezione sez.
      sezioni sezz.
      sub voce s.v.
      tabella tab.
      tabelle tabb.
      tavola tav.
      tavole tavv.
      tomo t. (il plurale ‘tomi’ non si abbrevia)
      traduzione italiana trad. it.
      versi vv.
      verso v.
      verso (di foglio) v (senza punto, unito al numero)
      versus (contro) vs
      volume vol.
      volumi voll.

     

  • 3. NOTE

     

    • Tutte le note sono composte normalmente in tondo, in un corpo più piccolo di quelli del testo e dei riportati.
    • Le note saranno numerate normalmente con numeri arabi a esponente (esponenti di nota). Se il testo è suddiviso in capitoli, la numerazione ripartirà di regola da 1 a ogni nuovo capitolo (non a ogni nuovo paragrafo). Si raccomanda un attento controllo della corrispondenza della numerazione delle note con i rinvii indicati a esponente nel testo, sempre con numeri arabi e senza parentesi.
    • Nel testo i richiami delle note sono seguiti, e non preceduti, dai segni di interpunzione (ad eccezione dei testi interamente in lingua inglese, in cui predomina il criterio inverso); fanno eccezione il punto esclamativo e il punto interrogativo, che invece precedono il numero di richiamo della nota. Quanto detto vale anche per i riportati in corpo minore.
      Come già scriveva Carlyle1 , la questione... Non conosce il testo di Carlyle?2 Si può trovare facilmente in biblioteca...
    • Se un testo, oltre alle note dell’autore, esige note del curatore, del traduttore o del redattore, queste andranno di regola inserite assieme alle altre in un’unica numerazione progressiva e si differenzieranno mediante le sigle [N.d.C.], [N.d.T.] o [N.d.R.] poste tra parentesi quadre alla fine di ogni nota. Se la nota del curatore, del traduttore o del redattore si riferisce a una nota dell’autore, sarà collocata tra parentesi quadre di seguito alla nota dell’autore o nel testo di questa, a seconda del caso, sempre seguita dalla sigla (N.d.C.), (N.d.T.) o (N.d.R.), tra parentesi tonde perché già tra quadre.

     

  • 4. CITAZIONI BIOGRAGICHE

     

    • Uno scritto a stampa si cita dando nell’ordine, separati da virgole:
      a) il nome puntato (o per intero se vi è possibilità di equivoci) e il cognome dell’autore (ove gli autori siano più di uno, i loro nomi puntati e cognomi saranno separati da virgole); se gli autori sono più di tre, si ricorre alla dicitura ‘AA.VV.’, o si mantiene il primo autore seguito dall’indicazione ‘et al.’;
      b) il titolo completo e preciso dell’opera, incluso il sottotitolo;
      c) l’indicazione dell’anno di pubblicazione della prima edizione, tra parentesi tonde, ove sia considerata significativa e sia reperibile;
      d) le eventuali indicazioni del curatore, dell’autore dell’Introduzione o della Prefazione e/o del traduttore; nei titoli in lingua straniera, si mantiene l’indicazione del curatore, direttore o traduttore nella lingua del testo citato;
      e) l’eventuale indicazione del numero complessivo dei volumi;
      f) la casa editrice;
      g) il luogo (o i luoghi) e l’anno (o gli anni) di edizione, senza interposizione di virgola (il luogo di edizione andrà di regola scritto nella lingua del testo citato);
      h) l’eventuale indicazione del numero dell’edizione, a esponente sull’anno di pubblicazione;
      i) l’eventuale indicazione del volume, del tomo e della pagina.
      G. Cera, Il divenire della vita, Edizioni di Pagina, Bari 2010.
      G. Mosca, La classe politica (1896), a cura e con un’Introduzione di N. Bobbio, Laterza, Bari 1966.
      F. Venturi, Settecento riformatore, 5 voll. in 7 tomi, Einaudi, Torino 1969-1987, vol. IV, La caduta dell’antico regime, t. II, Il patriottismo repubblicano e gli imperi dell’Est, p. 79.
    • Se si cita un’opera in più volumi pubblicati in anni diversi e non si dà (come invece si fa nell’esempio immediatamente precedente) l’indicazione complessiva del numero dei volumi e delle date di uscita del primo e dell’ultimo, l’indicazione del volume deve precedere la casa editrice, il luogo e la data di edizione, che si riferiranno al solo volume citato.
      R. Romeo, Cavour e il suo tempo, vol. II, t. I, Laterza, Roma-Bari 1977, pp. 205-210.
    • Per citazioni complessive di opere in più volumi non ancora terminate, si darà l’anno di edizione del primo volume seguito da un trattino.
    • Nel caso in cui il nome dell’autore sia in latino e al genitivo, non sarà seguito dalla virgola.
      Sancti Thomae Aquinatis Opera omnia, 25 voll., Typis P. Fiaccadori, Parmae 1852-1873.
    • Se lo scritto è apparso in un periodico, dopo il titolo in corsivo si citano, separati da virgole:
      a) la testata del periodico stesso in tondo tra virgolette basse, preceduta dalla parola ‘in’;
      b) il numero dell’annata o del volume in numeri romani, l’anno di pubblicazione, eventualmente il numero arabo che contraddistingue il fascicolo (obbligatorio se la numerazione delle pagine riprende a ogni fascicolo da 1) e le pagine.
      N.B. È importante non confondere numero dell’annata e numero del fascicolo.
      R. Alonge, Una novità libraria e alcune considerazioni di metodo, in «Il castello di Elsinore», XXIII, 2010, 61, pp. 143-160.
    • Le opere collettanee verranno citate dando il nome del curatore o dei curatori subito dopo il titolo.
      Storia dell’agricoltura italiana in età contemporanea, a cura di P. Bevilacqua, 3 voll., Marsilio, Venezia 1989-1991. C. Ghisalberti, La monarchia rappresentativa nel pensiero di Cesare Balbo, in Cesare Balbo alle origini del cattolicesimo liberale, a cura di G. De Rosa e F. Traniello, Laterza, Roma-Bari 1996, pp. 117-134.
      Nel caso non vi sia un curatore, si eviterà di utilizzare la sigla ‘AA.VV.’ (Autori Vari): un titolo senza indicazione di autore né di curatore si intenderà quindi riferito ad opera collettanea priva di curatore.
      Atti del IX congresso internazionale di studi sull’alto Medioevo, Spoleto, 27 settembre-2 ottobre 1982, Centro italiano di studi sull’alto Medioevo, Spoleto 1983.
    • Quando si cita un saggio compreso in una raccolta che sia opera dello stesso autore, va sempre premessa la sigla ‘Id./Ead.’ (invariabile), a segnalare che non si tratta di opera collettanea.
      N. Bobbio, Pareto e il diritto naturale, in Id., Saggi sulla scienza politica in Italia (1969), nuova ed., Laterza, RomaBari 1996, pp. 133-157.
    • Le opere tradotte in italiano possono essere citate in vario modo.
      a) Come un’opera italiana, dando, subito dopo il titolo, la data dell’edizione originale tra parentesi tonde oppure, sempre tra parentesi tonde alla fine della citazione bibliografica, tutti i dati dell’edizione originale, preceduti dalla sigla ‘ed. or.’, seguita da virgola.
      D. Herlihy, Ch. Klapisch-Zuber, I toscani e le loro famiglie. Uno studio sul catasto fiorentino del 1427 (1978), Il Mulino, Bologna 1988.
      P. Burke, Scene di vita quotidiana nell’Italia moderna, Laterza, Roma-Bari 1988 (ed. or., The Historical Anthropology of Early Modern Italy: Essays on Perception and Communication, Cambridge University Press, Cambridge 1987).

      b) Dando in primo luogo i dati dell’edizione originale e posponendo quelli dell’edizione italiana, tra parentesi tonde e preceduti dalla sigla ‘trad. it.’, seguita da virgola.
      B. Gille, Les ingénieurs de la Renaissance, Hermann, Paris 1967 (trad. it., Leonardo e gli ingegneri del Rinascimento, Feltrinelli, Milano 1972, 19802 ).
      È importante che ci si attenga in ogni caso a un criterio coerente. Il nome del traduttore verrà indicato soltanto nel caso in cui si tratti di edizione particolarmente autorevole. Nel caso di citazioni di specifici luoghi di un’opera, dev’essere sempre chiaro se il riferimento è al testo in lingua originale o alla traduzione italiana.
    • Per quanto riguarda i richiami a opere già citate in note precedenti, e dunque da citare in forma abbreviata, di regola ogni contributo o capitolo nel quale la numerazione delle note riparta da 1 dovrà essere trattato come autonomo (dando cioè alla prima occorrenza di un testo, anche se precedentemente citato in altre parti del volume, la citazione completa). Le opere già citate in precedenza nello stesso capitolo o contributo verranno richiamate nei seguenti modi:
      a) con l’abbreviazione ‘Ibid.’ (in corsivo), senza altra indicazione, quando la citazione si ripete in sequenza e tutti gli elementi della citazione stessa rimangono invariati;
      b) con l’indicazione ‘Ivi’ (in tondo) quando la citazione si ripete in sequenza ma almeno un elemento della citazione muta. Non è evidentemente possibile utilizzare ‘Ivi’ o ‘Ibid.’ nel caso in cui nella nota precedente sia citato più di un testo. Laddove ‘ivi’ o ‘ibid.’ non si trovino all’inizio della nota né dopo un punto fermo, avranno l’iniziale minuscola;
      1I. Kant, Critica della ragion pura, a cura di G. Colli, Bompiani, Milano 1987, pp. 13-17.
      2Ivi, pp. 67-89.
      3Ibid.

      c) ripetendo il solo cognome dell’autore, abbreviando il titolo dell’opera (sempre allo stesso modo) e aggiungendo la sigla ‘cit.’ (in tondo e non preceduta dalla virgola) e gli elementi eventualmente varianti quando la citazione si ripete ma non in sequenza.
      4G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, trad. it. di B. Croce, Laterza, Bari 19673 , pp. 40- 78.
      5V.I. Lenin, Quaderni filosofici, ed. it. a cura di L. Colletti, Feltrinelli, Milano 1958, pp. XX-XXV.
      6Hegel, Enciclopedia cit., pp. 34-56.
      7Lenin, Quaderni cit., p. 5.

      N.B. Non si utilizzerà in alcun caso la sigla op. cit.
    • In alternativa al sistema tradizionale di organizzazione delle note come sistema del tutto autonomo, accompagnato o meno da una bibliografia indipendente e collocata alla fine del volume o, nel caso di volumi collettanei, alla fine di ciascun contributo, l’autore può ricorrere al cosiddetto «sistema autore-data» (o ‘all’americana’). In questo caso le citazioni bibliografiche (date, a seconda del criterio scelto, in nota oppure nel testo tra parentesi tonde) sono costituite semplicemente dal cognome dell’autore (o del curatore nel caso di opera collettanea), seguìto immediatamente dalla data di pubblicazione dell’opera che si cita e dagli altri eventuali elementi di riferimento, questi ultimi separati dalla virgola (indicazione del volume, del tomo, della pagina, ecc.).
      Grmek 1990, vol. I, t. II, p. 233.
      La citazione completa dell’opera cui ci si riferisce sarà compresa in una bibliografia organizzata alfabeticamente per autore (e nell’ambito delle opere dello stesso autore per anno), e darà in sequenza:
      a) cognome dell’autore o, nel caso di opera collettanea, del curatore;
      b) iniziale del nome dell’autore o del curatore;
      c) eventuale indicazione ‘(a cura di)’, nel caso di opera collettanea, se il titolo dell’opera è italiano; ‘(ed.) / (eds.)’ se è in inglese; ‘(hrsg.)’ se è in tedesco; ‘(éd.) / (éds.)’ se è in francese; ‘(coord.) / (coords.) o (ed.) / (eds.)’ se è in spagnolo;
      d) data di pubblicazione, preceduta dalla virgola e seguita da due punti (o virgola);
      e) titolo;
      f) altre indicazioni, nello stesso ordine delle normali citazioni bibliografiche ma ovviamente senza ripetere l’anno.
      Grmek M.D., 1990: La première révolution biologique. Réflexions sur la physiologie et la médecine du XVIIème siècle, Payot, Paris.
      Rossi P., Viano C.A. (a cura di), 1995: Storia della filosofia, vol. III, Dal Quattrocento al Seicento, Laterza, Roma-Bari.

      Quando ricorrano più opere di uno stesso autore pubblicate nello stesso anno, si distinguerà aggiungendo in sequenza all’indicazione dell’anno una lettera alfabetica minuscola.
      King 1970a.
      Quando si citino raccolte di saggi di vari autori che non hanno un curatore, si darà nella citazione bibliografica il titolo abbreviato seguito dall’anno di pubblicazione, e anche per l’inserimento in bibliografia si farà riferimento al titolo.
    • In entrambi i sistemi bibliografici (‘tradizionale’ e ‘all’americana’) può a volte essere adottato, invece dell’ordine alfabetico per autore, il criterio dell’ordine cronologico delle opere.
    • Gli atti dei convegni, congressi si considerano come libri e vanno quindi in corsivo; gli atti di società, istituzioni, ministeri a cadenza periodica si assimilano alle riviste e vanno in tondo tra caporali.

     

  • 5. INDICI

    Per la compilazione dell’Indice dei nomi (dei luoghi o analitici) si procederà di norma nel modo seguente:
    a) non vanno indicizzati i nomi presenti nei titoli di capitolo e di paragrafo, i nomi che compaiono in bibliografia, i nomi compresi nei titoli di opere citate nel testo o in nota, i nomi che ricorrono pressoché in ogni pagina (ad esempio, in una biografia il nome del biografato);
    b) vanno indicizzati i nomi presenti in nota, compresi i nomi di autori e curatori di opere citate (in genere con la sola iniziale puntata del prenome), ma non i nomi dei traduttori e delle case editrici;
    c) nel caso di volumi illustrati, i nomi in didascalia vanno indicizzati ponendo in corsivo il numero di pagina.
    Monti, M., 15, 18, 20, 81.

    • I numeri delle pagine vanno separati da una virgola e chiusi dal punto fermo.
      Monti, M., 15, 18, 20, 81.
      a) Nel caso siano in successione ininterrotta, vanno contratti e in tale contrazione si ripeteranno per intero i numeri dopo il trattino;
      Monti, M., 15, 18, 19, 20, 21, 22 diventa Monti, M., 15, 18-22.
      Monti, M., 21-24 non Monti, M., 21-4.

      b) qualora il nome sia citato solo in nota, a piè di pagina, il numero sarà immediatamente seguito da ‘n’;
      Monti, M., 157, 158n, 162, 165n.
      c) se invece il nome è citato sia nel testo che in nota alla stessa pagina, il numero sarà seguito da ‘e n’. In casi di questo genere, naturalmente, si interrompe l’eventuale contrazione.
      Monti, M., 157, 157n, 158, 158n, 159-160 diventa Monti, M., 157 e n, 158 e n, 159-160.

     

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